giovedì 19 novembre 2009

Noi, inutili



di Marco Aurelio Casalino


«Come eravamo inutili…». Scrive Nietzsche. Si riferisce alla sua adolescenza, in compagnia di un suo caro amico. Il tanto enigmatico filosofo si riferisce ad uno specifico “modo di essere”, che tocca il suo punto cardine nel periodo giovanile della vita. Azzardo a dire (rischiando di non essere più letto dopo questo rigo!), che chi non ha mai provato la sensazione a cui si riferisce il filosofo, e alla quale mi rifaccio in questo scritto, non ha mai avuto speranza di essere un uomo libero. Almeno per un attimo.

La polemica di Nietzsche è ovviamente sociale (nonché culturale, di conseguenza politica), radicata nel sistema che vive, ed è facilmente accostabile alla società che viviamo oggi: egli si scaglia contro l’egualitarismo democratico-borghese e utilitarista, contro l’uomo pratico-moderno (il cosiddetto «homo œconomicus»), che ha esclusivamente nel materiale la sua ragione di vita. A questo oppone quello che noi, volgarmente, chiamiamo «Superuomo» (ben lontano dal Superman americano, e ben lungi dall’essere super...), ovvero un mito, un punto di riferimento, una figura ideale che rappresenta la vera tensione e volontà di superamento, dove all’utile dell’uomo moderno è opposto l’«inutile» («come eravamo inutili»...), ossia alle «cose» vengono opposte le «idee», agli «oggetti» i «pensieri», alla pavida morale la virtù del coraggio, alla razionalità pratica l’innocenza infantile, alla conservazione passiva la creazione «divina e superumana», al conformismo e all’egoismo l’intransigenza e l’incontrollabilità, al brutto, servile, meschino, basso, timoroso, vile e “normale” oppone l’orgoglio di chi ride di scherno della legge del profitto e della morale piccolo-borghese. In pochissime parole, alla modernità oppone la tradizione.

Nietzsche, pensando gioiosamente alla sua giovinezza spensierata e pura («come eravamo inutili»...), guarda ai giovani del suo tempo ed alle generazioni future; la sua speculazione filosofica, in questo ambito, si basa sul descrivere quello che ai suoi occhi è il decadente scenario della sua cultura, per invogliare i giovani a ribellarsi alla prassi democratica dell’educazione di massa ed alla sottomissione della cultura e dell’educazione all’economia. Non sarà né il primo né l’ultimo a sviluppare questo pensiero, ma la perdita dello «stupore infantile» della società moderna, a vantaggio della «competenza-efficienza» (che è sempre auto-annullamento ed alienazione...) della società moderna, è spesso presente nei suoi scritti. E con sorprendente vigore denunciati. Questo «assoggettamento totale» dell’uomo al mero interesse economico è per Nietzsche una vera e propria castrazione dell’evoluzione naturale dell’uomo stesso, costretto a vivere «all’altezza del proprio tempo, con cui si conoscono tutte le realtà per arricchirsi, e nel modo più facile». Vittoria della predazione, quindi involuzione, regresso, decadenza. Ecco la modernità, il luogo principe della sovversione («il rovesciamento dei valori»), ove la massa è informe, indistinta, uguale a sé stessa. Nulla, insomma.

«Non possiamo certo passare sotto silenzio il fatto che molti presupposti dei nostri metodi moderni di educazione portino con sé il carattere dell’innaturalezza, e che le più fatali debolezze della nostra epoca si connettano proprio a questi metodi innaturali di educazione».
L’uomo utilitario, in un’epoca siffatta, diviene schiavo e soffocato da una morale misera e materialista, drogato dall’educazione di massa, e attuatore dell’idea egualitarista. L’egualitarismo, che Nietzsche vede come storicizzazione nei secoli della morale cristiana, è un potere che opprime l’uomo, l’uomo che vuole essere «libero di e non libero da». Egli vede come anima portante di quest’uomo decadente e simbolo dell’oppressione morale la figura del «prete», ma non solo nell’ambito Chiesa, bensì anche nella figura del politico, e quindi nella cultura, nell’arte, nella scienza. Insomma, una qualsiasi istituzione moderna è schiava del pensare moderno («umano troppo umano»).

Solo attraverso un grande «no», un grande rifiuto e un inopinabile disgusto verso questa società, una grande rivoluzione sarà in marcia. E solo così, forse, gli uomini potranno nuovamente sentire quella strana e unica sensazione di invincibile libertà, con gli occhi curiosi verso il mondo e il cuore pieno di ardore. Solo così potranno tornare a sentirsi, anche solo per un attimo, «inutili». Inutili per vivere intensamente la loro vita, ed abbracciare altrettanto intensamente la propria morte. «Colui che adempie la sua vita, morrà la sua morte da vittorioso. Così si dovrebbe imparare a morire. Questa è la morte migliore: morire in battaglia e profondere un animo grande». Sembra un’impresa, miei cari uomini liberi, attuare queste parole nella realtà che viviamo, ma non possiamo (non possiamo!) rassegnarci ad un’esistenza del «produci-consuma-crepa». «Siamo così, e non possiamo essere altrimenti», ci ricorda Evola.

E allora, il Superuomo nietzscheano, il «ricorda chi eravamo» di Re Leonida, il grido di vendetta di Achille e quello di libertà di William Wallace, il «mito della caverna» di Platone, il «cavalcare la tigre» di Evola, o il «verrà il nostro giorno» di Bobby Sands, il «Patria o muerte» del “Che”, o Dante quando ci dice «uomini siate, non pecore matte», e tanti altri, possono essere interpretati anche individualmente, se si tratta di ribellione, in mancanza di una vera guida.
Può essere chiamato anarchia, fascismo, comunismo, nazionalsocialismo, razzismo, socialismo, esistenzialismo, brigantaggio, populismo, etc.
Quello che veramente ci deve accomunare è la fede nei confronti di una guerra che, interiore o militante che sia, assume una forma quasi metafisica, ma soprattutto deve riconoscersi nello stesso nemico da combattere. Una guerra da combattere anche da soli, se è necessario. Contro tutto e tutti. Una guerra anche già persa, «inutile»... appunto. Noi siamo i ribelli. Gli inutili.

«Il ribelle vuole solo rimanere fedele a sé stesso, fedele ad una scelta fatta da ragazzo» scrive Massimo Fini. Cercate qualcosa per cui valga la pena vivere, e sarà la stessa cosa per cui varrà la pena morire, altrimenti non sarete pronti e forti e liberi abbastanza per vivere, e qualcun altro troverà “quel qualcosa” per voi. Questo ci insegnano i nostri padri. Così Nietzsche: «La natura mette, di tanto in tanto, al mondo certi uomini cui assegna compiti superiori al comune. Questi hanno un destino speciale: per loro è normale che non valgano le leggi comuni; essi devono far valere le loro idee, la loro forza, e devono usarla».

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26 commenti:

  1. Bello e profondo.
    Complimenti all'autore

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  2. Marco Aurelio Casalino19 novembre 2009 18:44

    Ci tengo a sottolineare una cosa.Una cosa per me fondamentale.Movimento Augusto,e chi lavora per esso si senta senza false modestie chiamato in causa,è un movimento(proprio non ce la faccio a chiamarlo 'sito'..movimento ha un sapore 'politico'..)libero,perciò di uomini liberi.Tenendo anche conto che ho piacevolmente riscontrato una notevole meticolosità nel modo di far 'scorrere e distribuire'certi argomenti,anche dei più scomodi,quando per meticolosità intendo 'rimboccarsi le maniche',nel senso proprio del termine.Se esiste ancora quella 'strana parola' che si chiama ONORE(per me esiste..ed è tutto..),allora è per me un onore poter scrivere qui,diffondere certe idee che ci appartengono,e magari suscitare qualche 'sussulto'a chi legge,risvegliare 'quel qualcosa'di cui sopra che,per forza di cose,in un'epoca come questa,può essersi assopito.E se ho la possibilità di farlo è anche perchè ho la totale disponibilità(personalmente riscontrata)di Movimento Augusto.E non è poco.Mi piace ribadire certe cose che,oggi come oggi in primis,non è facile incontrare. Un saluto cameratesco. Marco Aurelio Casalino

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  3. Carissimo Marco,

    ti ringraziamo per le belle parole (senza falsa modestia), e sappi che il sentimento è reciproco. Ci teniamo a sottolineare - ancora una volta - che l'AVGVSTO è un luogo libero, aperto a tutti i contributi interessanti e validi. Pertanto chiunque abbia idee e coraggio è invitato a farsi avanti.
    Quindi, caro Marco, rinnoviamo (sempre che ce ne fosse bisogno) la nostra disponibilità nei tuoi confronti, poiché - e lo vogliamo dire pubblicamente - in te abbiamo incontrato una persona ben praparata e forte delle sue idee (coraggiose e interessanti).

    Eja!

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  4. ...dal privato al publico...
    il coraggio di essere inutili..dopo anni in cui mi sono sentita utile troppo utile, per la prima volta mi sento libera perchè ormai fuori dal mero spirito materialista..libera di volare senza confini..grazie per aver espresso con questo bellissimo articolo uno stato d'animo che mi porto dentro da un pò..più di questo non saprei che aggiunere, sei un poeta moderno più che un servile giornalista. Sii fiero di te...
    Rosalba

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  5. Non mi addentro quasi mai in discorsi politici, questo articolo però ha ben poco di politico e piuttosto rientra nella sfera del sociale ed è per questo che mi interessa particolarmente.
    Mi sento molto vicino al pensiero di Marco e conoscendolo di persona lui sa bene come la penso e azzarderei aggiungere che Federico Nietzsche aveva di che lamentarsi di questo "homo aeconomicus" più di un secolo fa e forse non poteva neanche lontanamente immaginare il livello che avrebbe raggiunto questo fenomeno negli anni a venire!!
    E se a fine Ottocento Nietzsche aveva già capito tutto ancora oggi che il fenomeno ha toccato l'apice c'è chi non ha capito niente,c'è molta ignoranza su questo argomento e come ben si sa l'ignoranza è la migliore arma di chi ha il potere (tra gli ignoranti ci sono anche io ma c'è chi ignora COMPLETAMENTE ciò di cui stiamo parlando).

    Molto bella ed esplicita è stata un parte in particolare dello articolo che riporto:
    [ Questo «assoggettamento totale» dell’uomo al mero interesse economico è per Nietzsche una vera e propria castrazione dell’evoluzione naturale dell’uomo stesso, costretto a vivere «all’altezza del proprio tempo, con cui si conoscono tutte le realtà per arricchirsi, e nel modo più facile». Vittoria della predazione, quindi involuzione, regresso, decadenza. Ecco la modernità, il luogo principe della sovversione («il rovesciamento dei valori»), ove la massa è informe, indistinta, uguale a sé stessa. Nulla, insomma. ] ...è talmente chiara che non ha bisogno di essere commentata.

    Innegabilmente siamo SCHIAVI di tutto ciò e anche gli stessi dissenzienti (come noi) si ritrovano senza volerlo schiavi del materialismo dettato come REGOLA dell'era moderna, io non mi escludo!!!

    Per chiudere credo sia impossibile non lasciarsi colpire dalla definizione che da Evole della nostra esistenza del "Produci-Consuma-Crepa" di cui bisognerebbe liberarsi ma di cui oggi più che mai siamo vittime.

    Gran bell'articolo Marco Aurelio complimenti.

    AndreA D.

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  6. Complimenti vivissimi all'autore, non è semplice scrivere ed esprimere tali concetti in maniera così lineare e profonda...Se il tuo intento era quello di suscitare qualche 'sussulto' ci sei riuscito fin troppo bene. Questo articolo è una vera scossa per la mente e lo spirito. Il materiale come fine, unico scopo e mezzo...e noi dove siam finiti?...automi senza pensieri, in corsa verso non so cosa. Ti ringrazio di vero cuore, sei riuscito a 'riportar in vita' pensieri e stati d'animo che si erano assopiti, quasi annullati,a causa dell'odierna società, cultura e la ormai difficile 'reperibilità' di Persone (con la 'P' maiuscola) come te!
    Alessandra V.

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  7. Ave Avgvsto! I miei complimenti a Marco Aurelio, che avevo già letto con interesse in un pezzo sulla politica americana attuale. Avevo già espresso in privato il mio apprezzamento a Trifulmine, in occasione dell'incontro su Kerouac a Casapound, per il tuo pezzo precedente. Lo rinnovo a maggior ragione dopo questa condivisibile e lucida riflessione, ancor più pregevole perchè immagino tu abbia 20 anni, o giù di li.

    Un cameratesco saluto a tutti!
    Léon

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  8. Caro Amico Marco,
    ci conosciamo ormai da tanti anni e per tantissimi saremo accanto a combattere nella trincea scavataci dalla vita. Fianco a fianco... Sentirò il tuo respiro nel momento della paura. Ti vedrò esplodere in una fragorosa risata dalla gioia e in un disperato pianto per il dolore. Ma sarò lì. Con la mia presenza fisica o meno; da vivo o da morto. Perchè se le persone esistono sulla Terra, alla fine poi vivono veramente solo nel cuore delle persone che le amano.
    E solo se sono Libere.
    Infatti, solo chi è davvero Libero può onorare l'amicizia di un Amico.
    Solo chi è davvero Libero può veramente amare la propria donna.
    Solo chi è davvero Libero può educare al Bene ( e quindi, poi, alla Libertà...) la propria prole.
    Solo chi è davvero Libero, quindi, persegue realmente il proprio Ideale.
    Sai, Marco, nella tua ottima analisi hai l'innegabile merito di identificare un elemento, anzi l'ELEMENTO, che accomuna ed unisce popoli e movimenti quasi sempre sono descritti come diversi, se non come contrapposti: la volontà incrollabile di difendere la Libertà, e quindi la Dignità, del proprio Paese e della propria gente. Che differenza c'è tra il "Che" e Cavallo Pazzo? Oppure tra Bobby Sands ed il generale Kuibayashi? Nessuna. Esattamene nessuna.
    Sul significato di questa parola sono stati spesi fiumi di parole e di inchiostro, spesso senza coglierne la vera essenza.
    Al momento, per rispondere a questo (apparentemente) oscuro quesito, non posso che citare uno strepitoso passo di "Così parlò Zarathustra", in cui ad ognuno di noi viene dato il preziosissimo insegnamento: "DIVENTA TE STESSO".

    Sempre al tuo fianco

    Carlo Viva

    RispondiElimina
  9. Caro Amico Marco,
    ci conosciamo ormai da tanti anni e per tantissimi saremo accanto a combattere nella trincea scavataci dalla vita. Fianco a fianco... Sentirò il tuo respiro nel momento della paura. Ti vedrò esplodere in una fragorosa risata dalla gioia e in un disperato pianto per il dolore. Ma sarò lì. Con la mia presenza fisica o meno; da vivo o da morto. Perchè se le persone esistono sulla Terra, alla fine poi vivono veramente solo nel cuore delle persone che le amano.
    E solo se sono Libere.
    Infatti, solo chi è davvero Libero può onorare l'amicizia di un Amico.
    Solo chi è davvero Libero può veramente amare la propria donna.
    Solo chi è davvero Libero può educare al Bene ( e quindi, poi, alla Libertà...) la propria prole.
    Solo chi è davvero Libero, quindi, persegue realmente il proprio Ideale.
    Sai, Marco, nella tua ottima analisi hai l'innegabile merito di identificare un elemento, anzi l'ELEMENTO, che accomuna ed unisce popoli e movimenti quasi sempre sono descritti come diversi, se non come contrapposti: la volontà incrollabile di difendere la Libertà, e quindi la Dignità, del proprio Paese e della propria gente. Che differenza c'è tra il "Che" e Cavallo Pazzo? Oppure tra Bobby Sands ed il generale Kuibayashi? Nessuna. Esattamene nessuna.
    Sul significato di questa parola sono stati spesi fiumi di parole e di inchiostro, spesso senza coglierne la vera essenza.
    Al momento, per rispondere a questo (apparentemente) oscuro quesito, non posso che citare uno strepitoso passo di "Così parlò Zarathustra", in cui ad ognuno di noi viene dato il preziosissimo insegnamento: "DIVENTA TE STESSO".

    Sempre al tuo fianco

    Carlo Viva

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  10. Inutilità come antonimo di materialismo..un concetto tutt’altro che banale..e che lascia ampio spazio alla riflessione. E all’introspezione…
    Il fatto stesso che al di fuori di questo articolo la parola “inutilità” abbia solo ed esclusivamente una prosodia negativa la dice lunga sul nostro (nostro malgrado!) sistema di valori..
    Complimenti all’autore;) per quello che dice e per come lo dice.
    Con l’augurio che l’energia che sprigiona questo articolo possa essere contagiosa…
    Michela

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  11. ....un articolo pieno di verità!!!

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  12. Ottimo articolo... Anche se - mi scuserete il peccato di vanità - l'autore, con cui mi complimento sicuramente e ringrazio per l'ottimo sviluppo di queste idee fondamentali, potrebbe almeno ringraziarmi (magari offrendomi una bella birretta :) per gli spunti che ha preso da un mio articolo...a meno che la casualità o la telepatia non sia arrivata a tanto! :))
    Ad ogni modo nessun problema. Anzi!
    Saluti a tutti
    Emanuele liut

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  13. In effetti - leggendo l'articolo da te citato (http://www.mirorenzaglia.org/?p=9226) - un brano iniziale è molto simile.
    Credo che Marco risponderà e saprà renderti conto.
    Per la birra, in caso, vi mettete d'accordo voi... :)

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  14. bè diciamo che è evidente che sono state riprese alcune parti camuffandole direi e non solo un brano iniziale molto simile.... finchè si parla di Nietzsche le citazioni sono praticamente le stesse e alcune frasi mie sono uguali solo dette in maniera diversa o mettendo sinonimi... ma sarà sicuramente un caso di telepatia! e non ci vedo niente di male cmq... sempre che la birra arrivi al mio tavolo :)
    EL

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  15. «all’utile è opposto quindi l’inutile’ (”come eravamo inutili”, scrive Nietzsche riferendosi alla sua tarda adolescenza e a un suo caro amico; e mi azzardo a dire che chi non ha mai provato questa sensazione non ha speranze di essere, anche per un po’, un uomo libero…); al giogo della morale l’innocenza del divenire, così come alla modernità si oppone la Tradizione»

    Questo è l'unico brano che mi sembra molto simile, e infatti mi ha colpito. Poi i due articoli parlano di altro e si sviluppano in maniera differente. Non mi intendo di telepatia, però - capirai - che finché Marco non risponde esponendo le sue ragioni, il beneficio del dubbio lo devo mantenere (a fortiori sapendo che Marco raramente va su internet). Per quanto ne so potreste aver attinto entrambi ad un'identica fonte. Quindi, PER ORA, non posso assolutamente parlare di plagio e/o «camuffamento».
    Poi, se è il caso, potrai reclamare la tua birra :)

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  16. Ciao Emanuele, primariamente ti ringrazio per i complimenti sui vari sviluppi dell'articolo, non posso fare altrettanto per i "presunti spunti" presi dal tuo di articolo, dato che, riguardo le citazioni ("come eravamo inutili") dovremmo rendere conto direttamente a Nietzsche, e per quanto riguarda 'il concetto di inutilità opposto all'utile', dovremmo invece rifarci ad un articolo (peraltro abbastanza datato..) di un quotidiano di sinistra nazionale, ovvero "Rinascita", dal quale ho preso spunto per poi sviluppare lo stesso concetto di "inutilità" in un ambito politico-sociale. Detto questo, se il suddetto articolo da me letto su Rinascita è stato partorito da te, tanto da suscitare in me una critica poi ampliata in un contesto politico, avrò da offrirti non una ma DUE birre! Se al contrario non dovesse essere così, ti assicuro che non mi è mai capitato di visitare il tuo sito , confermando ciò che ha detto triFVULMINE in riferimento alla mia riluttanza al mondo informatico. Terrei a sottolineare che, data la diversità sostanziale del contenuto dei due articoli, non si potrebbe parlare 'nè di plagio nè di camuffamento', ma esclusivamente di 'spunto' riguardo appunto al concetto di inutilità. Un saluto cameratesco.
    Marco Aurelio Casalino

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  17. 1)Solo attraverso un grande «no», un grande rifiuto e un inopinabile disgusto verso questa società, una grande rivoluzione sarà in marcia.
    2)contro l’egualitarismo democratico-borghese e utilitarista, contro l’uomo pratico-moderno (il cosiddetto «homo œconomicus»), che ha esclusivamente nel materiale la sua ragione di vita. A questo oppone quello che noi, volgarmente, chiamiamo «Superuomo» (ben lontano dal Superman americano, e ben lungi dall’essere super...), ovvero un mito, un punto di riferimento, una figura ideale
    3)quello che ai suoi occhi è il decadente scenario della sua cultura (...) alla prassi democratica dell’educazione di massa ed alla sottomissione della cultura e dell’educazione all’economia.

    Io uso parole diverse ma diciamo che in generale riprende i concetti cambiandoli e concentradoli nellaprima parte....
    cmq amen, come dicevo per me non c è problema.... volevo solo scroccare una birra! ;)))
    ciao a tutti!

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  18. Per dovere di cronaca, Emanuele ha lasciato il suo ultimo commento non avendo potuto leggere la risposta di Marco. Colpa mia, che solo ora ho pubblicato i commenti: scusate rigà, ma oggi è sabato e sò uscito pur'io! ;D

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  19. A proposito: tanto per restare in tema, diversi mesi fa avevamo pubblicato un articolo su Nietzsche e la scuola per il nostro ciclo "Scuola e Università". Lo si può leggere qui: http://augustomovimento.blogspot.com/2009/01/nietzsche-riflessioni-sulla-scuola_14.html. Per quanto riguarda il ciclo di post, lo si può consultare qui: http://augustomovimento.blogspot.com/2008/03/scuola-e-universita.html.
    Faccio un po' di pubblicità, senza pretendere birre... ;D

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  20. dai non prendiamoci in giro, appena ho letto mi sono balzate agli occhi le somiglianze... ma non staro' a discutere ulteriormente! per i motivi che ho già spiegato,anzi potevo pure starmene zitto...se non fosse che il mio alcolismo congenito mi ha fatto pregustare un vantaggio da tutto ciò... :)
    UNa buona continuazione a tutti
    EL

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  21. Salve,
    parafrasando una lettera di Francesco Petrarca a Giovanni Anchiseo,ove il 'nostro' Petrarca parlava della lettura,riporto:"..quando leggo un qualcosa che faccio mio,ho come l'impressione che l'autore mi abbia rubato l'idea..".Ora,senza "prenderci in giro",con queste parole voglio dire che ogni cosa che nella mia vita ho letto che mi ha suscitato un interesse,sia da abbracciare che da criticare,l'ho fatta 'mia',delle volte scrivendola,altre tenendomela dentro,ma sempre interpretandola personalmente come ogni essere pensante è solito fare.Così,da un qualsiasi concetto letto chissà dove,si può sviluppare un pensiero personale diverso o simile,ma comunque personale.Ecco quello che,per andare nel particolare di questo scritto,è successo a me:leggendo Nietzsche,e il concetto di 'gratuità e di inutilità' nei suoi scritti,e leggendo questo 'famoso' articolo su Rinascita(ancora,Emanuele,non mi hai detto se è il tuo),sono stato stimolato a sviluppare lo stesso concetto di inutilità 'trovato' in questi due casi,inserendolo in un discorso totalmente diverso da quello letto.Per quanto mi riguarda,non si tratta nè di plagio nè di camuffamento ma,come ho già detto,di 'spunto',o stimolo,o punto di partenza.A te la decisione,Emanuele.Ora,dato che sono "troppo tracotante"(lo virgoletto per evitare di "plagiare" Nietzsche..),riporterò tutte le volte che,nel mio scritto,ho preso 'spunto' da qualcuno o qualcosa(spero che triFULMINE capirà il mio dilungarmi,non è per essere polemici,semplicemente,a questo punto,diventa un 'dovere di cronaca' esplicitamente richiestomi..).Tralasciando le parti virgolettate,il concetto di inutilità,la critica alla società moderna,all'egualitarismo borghese ed un richiamo ad una nuova Tradizione in 'certi termini'deriva da Nietzsche,il riferimento al periodo giovanile e tutti questi stessi concetti sopra citati derivano dall articolo letto su Rinascita(a questo punto scritto da Liut);la critica alla modernità come cancro dell'uomo e "luogo della sovversione" deriva da Evola;l'opporre "alle cose le idee,agli oggetti i pensieri",deriva da Carlo Bo;il "ridere di scherno alla legge del profitto e della morale" deriva da D'Annunzio e dai Futuristi;la perdita dello "stupore infantile" deriva,in primis,da Rousseau;il concetto di "massa informe,indistinta,uguale a se stessa,annullata",deriva da Marx;"solo attraverso un grande no la rivoluzione sarà in marcia" deriva da Lenin,o Mussolini("la guerra del sangue contro l'oro"...)ritrovato poi,in parole simili,nell'articolo su Rinascita;il raffronto fra diverse frasi e ideologie,tutte di matrice 'ribellistica',deriva da Massimo Fini;il "cercare qualcosa per cui valga la pena vivere,che sarà lo stesso per cui varrà la pena morire",deriva da Martin Luther King e,anche se in parole diverse,da Pound.Aggiungo anche,sempre per essere preciso e leale,che l'articolo su Obama,scritto sempre su Movimento Augusto, deriva da svariate ed innumerevoli letture di Rinascita,Arthos,L'Uomo Libero,Diorama,Orientamenti,Hiram..e tanto altro che mi scuserà se non ricordo.Ora,spero di aver inteso il mio modo di prendere spunti da quello che mi capita sotto gli occhi,e di aver inteso anche la differenza sostanziale che c'è con il "plagiare o camuffare".Sperando di essere stato esauriente ed esaustivo oltre che sicuramente pesante,saluto tutti ed in primis Emanuele,al quale ho già detto che offrirò non una ma due birre.Mi auguro anche che non ci sarà più motivo di discutere di questo argomento,che ritengo secondario alla funzione dell'articolo e(scusate la prepotenza..)anche alla funzione di Movimento Augusto stesso.
    Eja!
    Marco Aurelio Casalino

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  22. Figurati Marco, nessun problema e capisco e condivido perfettamente quello che vuoi dire. Semplicemente leggendo il tuo intervento mi sono balzate agli occhi le "inquietanti" somiglianze e allora, per peccato di vanità, ho scritto. Detto questo: prosit!!! quando ci incontreremo berremo queste birre e da buon alcolizzato friulano rilancero' offrendotene altrettante.
    Ad majora
    EL

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  23. Mi impressiona molto sentir citare Fini da un ragazzo così giovane. Margherita.

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  24. (... ... Prima di tutto sarebbe bene vincere l'ansia di identificare un Bene Ad Ogni Costo in modo da poterlo opporre a quello che ci sembra - più o meno - il Male Univoco, in secondo luogo avere il Coraggio di sentirsi soli a causa del proprio Inaffondabile Senso Critico, dubitare del fascino fuorviante dei simboli, resistere al senso di onnipotenza da cui si può venir sorpresi marciando con una due cento mille persone che scandiscono a una voce le medesime parole, non lasciare che sia semplicemente il numero a stabilire la ragione e il torto, nè temere lo scandalo più del silenzio incorporeo e, ancora, respingere ogni tentazione di facile generalizzazione come di giudizio scontato nè, d'altro canto, rifugiarsi in un credo relativista reperibile di questi tempi al supermercato per scrollarsi di dosso domande scomode anche solo al pensarle, preferire il freddo colore della propria pelle a quello ammaliante di bandiere sventolanti, uniformi lucenti, banconote umanizzate da facce di statisti, croci troppo stilizzate secondo il gusto post moderno per l'essenzialità, e quindi, molto lentamente guardarsi attorno e fare la conta di Chi e di Cosa sia davvero rimasto e raccoglierlo e infine, con estrema cautela, muovere un passo dietro l'altro stando bene attenti a non debordare dalla linea sottile di terra rimasta ancora tra le crepe ... ... ... ...)

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  25. grande Marco!MASSIMO

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  26. Sai bene che potrei essere di parte in quanto ci lega da sempre una profonda amicizia...ma sarò sincera!!!!Sono a dir poco fiera di te,il tuo sogno da quando eravamo bambini era quello di fare il giornalista,e dopo aver letto un articolo del genere posso solo dirti che sei alle porte del tuo sogno....ho sempre avuto fiducia in te e nelle cose che dici e fai,ma ora mi hai lasciata davvero senza parole!!!!non voglio cadere nelle solite frasi banali allora t dico solo...:"la birra te la prendi con me fratello!!!" Davvero complimenti...Faby

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